lunedì, 26 settembre 2005 | in :
E’ in uscita il nuovo lavoro dei Depeche Mode.
Tranquilli, nessuno mi paga per fargli pubblicità. E so che ne abbiamo già in parte parlato.
Il fatto è’ che sono sempre più sbalordito da come l’affaire-Depeche si stia evolvendo.
Giusto ieri sono stati definiti in RAI (non a TeleNorba o a Odeon TV con tutto il rispetto, in RAI) “leggende viventi”.
E io che pur ne sono un grandissimo estimatore, continuo a chiedermi cosa ci sia in loro che li rende così unici nel panorama musicale odierno.
Sono dei sopravvissuti? No, o meglio fisicamente sì (Gahan è andato quasi al creatore un paio di volte), ma musicalmente no. Non propinano synth-pop anni ’80 almeno dall’uscita di Music for the Masses primo grande capolavoro di musica pop moderna e primo disco di emancipazione completa dagli schemi justcantgetenoughiani.
Sono belli? No, sono piuttosto orrendi a livello estetico. Nessuna speranza di fan “a strascico” come Duran e simili. In più almeno Gahan è gay dichiarato.
Sono messianici? No, nonostante i contenuti dei loro testi si siano notevolmente ispessiti nel corso degli anni (tutto Songs of faith, Violator, Useless ) non sono certo diventati dei poeti o dei capipopolo.
Sono orecchiabili? Sì, ma la loro orecchiabilità è spanne sopra lo schema "canzonetta-da classifica". Pensiamo ai Pet Shop Boys o financo agli stessi Yazoo, a miriadi di band nate dallo stesso incubatore che hanno impestato l’etere di marcette oziose mentre le linee melodiche dei nostri volavano sempre più in alto.
Sono animali da palcoscenico? Ma per favore……
Sono dei grandi uomini di marketing? Lasciamo perdere a chi lo sa fare davvero, vero mr. Paul Hewson?
Sono ondivaghi e seguono furbescamente i trend? Ascoltate l’ultima Precious e ditemi voi se il marchio di fabbrica è cambiato in qualcosa.
Sanno suonare bene? Tenetemi la pancia voi che io devo scrivere.
 
Credo che, ragionando seriamente, i pilastri del loro successo si possano identificare in:
Genialità musicale di fondo: con tre note fanno una cattedrale sonora senza paragoni. Enjoy the silence (che pure non è la mia preferita) è l’esempio lampante. Dopo averla sentita qualunque musicista da strapazzo pensa sempre: ma com’è possibile che non l’abbia scritta io? Cosa mi impedisce di scrivere “Never Let Me Down Again” o “Personal Jesus”?
Essenzialità estrema abbinata a grande capacità di arrangiamento: le solite tre note sono sempre poste all’attenzione dell’ascoltatore in mille sfaccettature diverse, con mille sfumature e comunque all’interno di una struttura sonora ovunque scarna. Hanno forse scoperto l’equilibrio magico-alchimistico tra Essenzialità e Complessita’.
Continuità: quello che può apparire un limite in realtà è il drive del loro successo imperituro. Sempre loro, sempre gli stessi attraversando fiumi di cose con monoliticità impressionante. Da quando sono usciti, pivellini, allo scoperto hanno avuto a che fare con punk, disco, heavy metal, rap e hip hop, new brit-pop, boy e girl band, cazzi e mazzi vari. Niente, nessuna concessione alla moda del momento. Ad oggi, in Britannia, solo i Cure possono vantare altrettanta continuità ed altrettanta conseguente credibilità.
 
Non so se questa analisi sia esaustiva, però anche stavolta non vedo l’ora di sentire cosa hanno combinato.
E pensare per l’ennesima volta……cazzo ma questa canzone l’avrei potuta scrivere anch’io!!!!!!!!!!
diamonddog @ 12:32 | commenti (219)(popup) | commenti (219)