venerdì, 28 aprile 2006 | in : chitarre
Dite pure quello che volete.
Ma nell’immensa produzione di David Bowie ci sono perle di chitarrismo a non finire.
Ne ascoltavo giusto un paio ieri sera.
 
DJ, da Lodger
Sul finale della canzone, sempre innervata da robusti interventi di chitarra distorta, parte uno degli assolo più clamorosi di Adrian Belew. Una melodia allucinata immersa tra barriti, clangori metallici, freni che stridono, seghe elettriche a oltranza. Un chitarrismo epocale che ancora molti si ostinano a non riconoscere ad uno dei massimi esponenti della chitarra elettrica dalla fine dei ’70 in poi.
 
Teenage Wildlife, da Scary Monsters
Il redivivo Robert Fripp, dopo la parentesi di Belew, ritorna per uno dei tre migliori album di sempre del Duca. E sciorina sapienza un po’ ovunque. Ma il top lo raggiunge in questo pezzo dove si alternano stili destrutturati, assoli velocissimi ma circolarmente inquietanti, capaci di ritornare al punto di partenza dopo averti fatto presagire chissà quali mete. Il primo e unico chitarrista Andata e Ritorno.
 
In seguito Bowie troverà un uomo che rappresenta la sintesi perfetta di Fripp e Belew. E non lo mollerà più. Reeves Gabrels, che aggiunge muri di feedback e tonalità heavy alla fusione degli stili dei due, sarà l’asso nella manica del progetto Tin Machine e degli unici due lavori degni di nota di Bowie degli ultimi (ahimè) 23 anni: Outside e Earthling.
 
Detto questo, è mia ferma convinzione che nei progetti in cui David Bowie si è imbarcato molti dei naufragi dipendessero, oltrechè da un suo momento di appanamento, da uno scarso apporto del Primo Chitarrista. Viceversa, laddove questo era un big (oltre ai succitati ci stati anche certi Ronson e SRV), si siano sempre raggiunti risultati degni.
 
diamonddog @ 14:28 | commenti (20)(popup) | commenti (20)