Recentemente ho preso Stand Up remastered (con 3 bonus track fra cui Living in the past), approfittando di una golosa offerta a 4,90 €.
Per chi non avesse idea, è il secondo fondamentale album dei Jethro Tull.
Il che mi offre occasione per dire alcune cosette sul gruppo.
a) l’album è definibile a mio avviso come “hard-folk”. La matrice blues unita alle atmosfere agresti viene spesso rivestita di chitarre sature e accelerazioni. Naturalmente è suonato benissimo. Su tutti svetta quello che è uno dei batteristi più creativi del periodo, Clive Bunker.
b) La personalissima miscela di suoni proposta da Ian Anderson e compagni NON è progressive. E’ vero che successivamente entrerà un tastierista di ruolo e che il flauto di Anderson è in comune ad altre formazioni prog dell’epoca. Ma è altrettanto vero che il flauto viene utilizzato non in chiave sognante ma in chiave architettonica. Spesso non produce assoli ma crea vere e proprie strutture sonore portanti. In più le canzoni dei JT sono divisibili in due tipologie: miniopere rock e siparietti melodico-folk. Tra le prime ovviamente A New Day Yesterday e Back to the Family. Tra le seconde Jeffrey goes to Leicester Square e Fat Man. L’arcinota Boureè invece è più complessa e in effetti mostra alcuni punti di contatto con il prog. Ma non rende prog tutta l’opera dei Jethro! Che si avvicineranno a questo movimento solo a metà carriera (Minstrel in the gallery è forse l'album più prog in assoluto) e poi però faranno rapida marcia indietro (con Too old to rock and roll.......).
c) Dispiace dover ancora una volta dire che, gusti personali a parte, l’album mostra un’intensità, una profondità, una professionalità ed una partecipazione ormai perdute. Non è elogio dei bei tempi che furono. E’ constatare che una volta i dischi si facevano con più serietà di oggi. Io non sono totalmente pessimista, anzi auspico che, business o non business, alcuni dei gruppi oggi sugli scudi si mettano di buzzobuono (trad. dal toscano = con tutto l’impegno possibile) a cercare di produrre qualcosa di altrettanto intenso. Non credo manchino le capacità, ma sicuramente non sono stimolati a produrre alcunché di più di quello che fanno.
d) Ascoltare i Jethro, carissimi, era è resta un piacere senza tempo. Magari li vedrò in tournee, se ne annuncia una ravvicinata in locali minori e senza pubblicità alcuna. Oddio vedere Ian Anderson ancora in calzamaglia e Martin Barre col cappelletto e la chitarra trasparente ultramoderna per suonare cose antiche farà un po’ tristezza, ma anche tenerezza, perché no?




