Mi piacerebbe che tra i lettori di questo post ve ne fossero alcuni che hanno avuto la fortuna di vedere Neri Marcorè che fa l’imitazione di Ligabue nel programma del giovedì sera della Dandini (ovviamente RAI3). Provate in basso il link o aspettate stasera. Io piango dal ridere ogni volta.Con questo cosa voglio dire. Che se il bravissimo Neri l’avesse fatta chessò sei o sette anni fa, l’imitazione, non si sarebbe riso così tanto.
Perché non è molto che il Liga è diventato una macchietta di sé stesso.
Prima, dagli esordi fino a Buon Compleanno Elvis (1990-1995), era sempre stato un rocker molto ripetitivo. Ma qualche buona freccia l’ha lanciata pure lui. Ho messo via, la mia preferita, Non è tempo per noi, Bambolina e Barracuda, Piccola stella senza cielo, Anime in plexiglas, Certe Notti, ecc.
Niente di particolare, tutte molto “acchiappate” da qualche disco di country rock o rock blues sconosciuto. Non voglio dire che copiasse in carta carbone ma che s’ispirava molto. Sì dai è così.
Poi è successo il Successo. Quello vero.
Cioè i film, i libri (!), l’elezione a maitre-a-penser, i concerti oceanici con triplo palco e doppio carpiato misto.
Lui e la sua banda sono diventati anche boriosi e vanesi. Basta vedere come lui e capitan Fede Poggipollini si atteggino a figaccioni on stage e nei servizi fotografici. Tre chitarre elettriche quando ne basterebbe una, capelli al vento che neanche i Def Leppard, toracioni all’aria aperta che Paul Stanley e David Lee Roth dei bei tempi avrebbero avuto più contegno, vociona sempre più profonda e viscerale anche per cantare robe minerrime come L’odore del sesso.
E le canzoni. Dio mio, le canzoni.
Una serie di robe terrificanti che citano sè stesse. Non solo ricordano vagamente qualcosa di U.S.A., ma ricordano pesantemente canzoni dei primi album di Ligabue.
Insomma sono ormai dieci anni che Lucianone, peraltro simpaticissimo quando non straripa (quindi il 2-3% delle volte, il restante straripa), si è avvitato su sé stesso e sul suo personaggio (“character” in english, rende meglio l’idea).
Non penso neanche che sia vittima dei voleri del marketing dell’industria discografica. Primo perché siamo in Italia e il marketing quà conta meno di zero. Secondo perché ormai egli ha potere assoluto su tutto ciò che fa.
Quindi è proprio il suo ego la causa di tutto questo.
E giustamente Neri Marcorè porta a galla tutto questo: il piacionismo, l’approssimazione dei discorsi, la rozzezza di certe mosse o di certe espressioni, il vuoto pneumatico di contenuti.
Grande Neri. Ma ormai è come sparare sull’ambulanza.
diamonddog @ 10:42 | commenti (80)(popup) | commenti (80)




